Rdc: "Ci sono errori da correggere"

Rdc: "Ci sono errori da correggere"

Rdc: “Ci sono errori da correggere”

Uno strumento così rilevante, che coinvolge « quasi 2 milioni di famiglie e oltre 3 milioni di individui, non può non avere un suo peso sulle scelte degli elettori, soprattutto quelli del Mezzogiorno. Ed è comprensibile quindi che la politica in qualche modo ne tenga conto». Luca Bianchi, direttore di SVIMEZ, il reddito di cittadinanza lo conosce bene: a partire dal 2019 i rapporti dell'Associazione per lo sviluppo dell'industria per il Mezzogiorno (come le analisi di altre istituzioni) ne hanno evidenziato i limiti, riconoscendo allo stesso tempo la funzione di contenimento della povertà in particolare durante la fase pandemica. E una forma di assistenza pensata in particolar modo per le Regioni meridionali?

«Noi fin dall'inizio abbiamo contestato questa visione. Si tratta di uno strumento nazionale di contrasto alla povertà. Anzi direi di uno strumento europeo, visto che almeno dal punto dí vista quantitativo ci allinea alla spesa media continentale per questa finalità, mentre prima eravamo agli ultimi posti. Detto ciò. è un dato di fatto che l'aiuto vada per due terzi al Mezzogiorno. E quindi è lì che ha un impatto significativo». Un impatto anche elettorale? In particolari in quali aree meridionali? «Certamente l'effetto esiste ed è maggiore in quelle zone in cui il reddito di cittadinanza è più diffuso in rapporto alla popolazione. Quindi sicuramente la Campania, la Calabria e la Sicilia. E all'interno di queste Regioni tra le aree urbane la città di Napoli e in misura un po' minore Catania e Palermo. Poi province come quella di Crotone. E ovvio che da quelle parti le ipotesi di cancellazione o forte ridimensionamento scatenino una reazione».

Cosa non ha funzionato con il reddito di cittadinanza?

,,Beh, Intanto possiamo dire che la povertà non è stata certo abolita: è tornata grosso modo ai livelli del 2018. anche se il reddito è certamente riuscito a tamponarne l'aumento che sarebbe stato molto più forte in particolare nella fase pandemica. E questo è di sicuro un merito, che risulta anche dalle analisi dell'Inps. Poi resta il problema di fondo, che esiste fin dall'inizio: la sovrapposizione tra uno strumento di contrasto alla povertà e quindi di pura assistenza e uno che dovrebbe invece avviare le persone al lavoro. In una situazione in cui solo il 40 per cento degli attuali percettori è effettivamente occupabile. Sarebbe bello che in campagna elettorale si evitasse la polarizzazione tra coloro che di questa forma di sostegno vedono solo i difetti e chi invece pensa che sia perfetta e intoccabile. Invece sarebbe il caso di entrare nel merito delle correzioni da fare».

Quali sono le più urgenti? «Come accennavo, è stato fatto uno sbaglio all'inizio quando si è deciso di creare il canale parallelo dei navigator invece di portare avanti la riforma dei centri per l'impiego. che funzionano male soprattutto ai Mezzogiorno. In più la struttura originaria del reddito rendeva davvero poco conveniente accettare un lavoro ufficiale. perché la forte perdita di reddito invogliava a restare percettori. mantenendo magari un'occupazione in nero. Questo aspetto è stato in parte corretto, con le modifiche che ha fatto il ministero del Lavoro, Poi c'è la penalizzazione delle famiglie, che dipende dalla scelta di adottare una scala di equivalenza che favorisce in modo eccessivo i singoli rispetto ai nuclei numerosi. E sono penalizzati anche i nuclei stranieri, il che spiega il minor utilizzo al Nord».

Che suggerimenti darebbe al nuovo governo, per intervenire sulla materia? «Intanto la quota di risorse attualmente assorbita dal reddito va mantenuta, perché come ho già accennato ci permettono di stare nella media europea. Però bisogna ricordare anche che il sostegno monetario, per quanto importante, è solo una parte della soluzione al problema della povertà». Cosa altro serve? «Sono altrettanto decisivi i servizi, che sono l'aspetto più carente in particolare al Mezzogiorno. I centri per l'impiego certo, ma anche gli asili nido e in generale tutti i servizi gestiti dai Comuni, che negli ultimi anni si sono ulteriormente indeboliti. à su questo che bisogna lavorare»

Scarica il PDF dell'intervista al Direttore Luca Bianchi pubblicata oggi su Il Messaggero_

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