La storia della Cassa Depositi e Prestiti

La storia della Cassa Depositi e Prestiti

La storia della Cassa Depositi e Prestiti

Il Consigliere d'Amministrazione SVIMEZ Gian Paolo Manzella ha recensito l'ultimo libro di Paolo Bricco, Cassa Depositi e Prestiti: Storia di un capitale dinamico e paziente: da 170 anni, Il Mulino, Bologna, 2020, p. 243.

"Il volume di Paolo Bricco, una delle firme più prestigiose ed originali del Sole 24 ore, è un libro che ogni studioso di diritto pubblico dell'economia dovrebbe leggere. Dedicato alla storia della Cassa Depositi e Prestiti, in occasione del 170° anniversario dell’istituzione, è molto più che una rassegna delle sue attività e delle sue evoluzioni. Bricco ‘usa’, infatti, la lunga vicenda dell’istituzione finanziaria per raccontare la storia del rapporto tra Stato ed economia nel nostro Paese negli ultimi 170 anni: dall'Italia di Cavour e Sella, che doveva investire in strade e ferrovie, canali e bonifiche, scuole e cimiteri, sino a quella che, oggi, deve rialzarsi dopo il COVID. Passando per la rivoluzione istituzionale del fascismo; per il centro sinistra e la nazionalizzazione elettrica; per la crisi finanziaria degli enti locali degli anni Settanta del secolo scorso. Tutti passaggi, questi ed altri, in cui la Cassa ha giocato un ruolo essenziale.

Il risultato è una storia che accompagna il lettore lungo le vicende finanziarie senza mai fargli perdere di vista il contesto storico, politico e culturale in cui questo nucleo di storia istituzionale è stato immerso.  E così citazioni letterarie – da De Amicis a Moravia, da Primo Levi a Fortini - e singoli episodi ‘vivificano’ la lettura e rendono evidente lo strettissimo legame che unisce la Cassa alla storia del Paese.

Pur in un libro commemorativo, Bricco fa un lavoro profondo sui dati, sui lavori degli storici, sugli articoli di giornale e, soprattutto, sui verbali degli organi di governo della Cassa, per far rivivere il clima in cui maturano le scelte e le spinte e controspinte nei diversi passaggi storici. Una serie di interviste ai protagonisti attuali ci riporta alla realtà di oggi.

Quello che emerge è un organismo che nella sua lunga esistenza avuto tante vite, ma che ha, al fondo, tre anime molto chiare e tra loro ben distinte.

La prima è quella, che potrebbe definirsi ordinaria. Ed è quella del sostegno finanziario alle amministrazioni locali, alla base dell’originario disegno di Cavour – che guardò al modello francese - e rafforzata, all’inizio degli anni Settanta dell’Ottocento, da Quintino Sella – che si ispirò, invece, alle Casse di risparmio postale britanniche e impostò uno degli ultimi e più duraturi lasciti della Destra storica. È dall’inizio del 1876, l’anno in cui sarebbe arrivata al potere la Sinistra, che la Cassa utilizza il risparmio postale – quello, almeno in alcune fasi storiche, proprio delle fasce più umili della popolazione, le “classi infime” dirà Luzzatti  - per realizzare infrastrutture che hanno cambiato e cambiano l'Italia. In questo, e Bricco ci torna diverse volte, contribuendo a creare un legame anche simbolicamente importante tra cittadinanza e politica; un legame che, proprio in un tempo di distanza tra questi due universi, meriterebbe forse maggior enfasi e maggior lavoro comunicativo da parte delle istituzioni.

La seconda è il suo contributo alla gestione più efficiente del debito pubblico - sin da quando, alla fine dell’Ottocento, si capisce che i depositi obbligatori degli istituti di emissione presso la Cassa possono essere utilizzati e si impone di destinare parte dei depositi postali all’acquisto di titoli di Stato o in titoli da questi garantiti. Da allora - in uno sviluppo che avrebbe conosciuto il suo primo rafforzamento durante l’età Giolittiana e con le politiche di “quota 90” in era fascista e, successivamente, in risposta alle esigenze di finanza pubblica del conflitto e dell’immediato dopoguerra sino a quelle della crisi della finanza locale degli anni Settanta e dei mutui subprime di inizio Millennio - la Cassa “è il vero braccio operativo del Tesoro” (p. 62).

E se queste due anime, pur con gli alti e bassi del decentramento e della finanza pubblica, conducono un’attività tranquilla, ben più ‘irrequieta’ è la terza anima della Cassa, quella più direttamente legata alla politica. Durante tutta la sua storia la Cassa è in un equilibrio per definizione instabile. Essa è, infatti, utilizzata per rispondere alle vicende della storia. Ci sono le emergenze legate a calamità naturali, dall’eruzione dell’Etna del 1879, al terremoto di Messina del 1908, al sisma irpino del 1980. C’è il rafforzamento degli strumenti di intervento pubblico, come nei cambiamenti ispirati da Beneduce dopo la prima guerra mondiale per sostenere il rilancio degli investimenti attraverso Crediop ed Icipu. C’è l’azione a favore del sistema imprenditoriale nei momenti di difficoltà, come dopo la prima guerra mondiale, con il Consorzio sovvenzioni sui valori industriali, negli anni della “Grande crisi” degli Trenta o nel secondo dopoguerra, con il sostegno al FIM, il Fondo per il finanziamento dell’industria meccanica. Ci sono, infine, le iniziative puntuali, previste da provvedimenti ad hoc: dai finanziamenti agevolati ai comuni previsti dalla Legge Coppino del 1878 per realizzare edifici scolastici,  al saldo delle rate di estinzione dei debiti della prima guerra mondiale con USA e Gran Bretagna, dal finanziamento degli indennizzi dell’ENEL agli operatori elettrici privati, sino al puntuale coinvolgimento in specifici ‘casi’: la liquidazione della Società italiana resine, la SIR, o il salvataggio del Banco di Napoli.

La Cassa è, insomma, è uno strumento flessibile e questa flessibilità è stata utilizzata lungo i suoi 170 anni di storia. Non è, dunque, un fenomeno esclusivo di questi anni - in cui, in linea con i suoi omologhi tedesco e francese, la Caisse des Dépôts et Consignations e la Kreditanstalt für Wiederaufbau, l’istituzione ha visto una sempre maggiore centralità, in linea con le esigenze di economie sempre più bisognose di capitali ‘pazienti’.

Sulla scorta di quelle esperienze, a partire dall’inizio del millennio, essa è, infatti, un soggetto molto diverso. Prima di tutto per la sua veste giuridica, che abbandona la collocazione più o meno autonoma che, a seconda delle diverse impostazioni politico-amministrative, aveva avuto nell’ambito dell’amministrazione del Tesoro. Dal 2003 è una società per azioni, una market unit esterna al perimetro del bilancio dello Stato, che vede la partecipazione al suo capitale del Ministero dell'economia e delle Fondazioni bancarie. Un passaggio che, come scrive Bricco, fa sì che la Cassa esca “dall’ombra e dalla riservatezza degli uffici. Assum(a) una dimensione pubblica evidente ed esplicita. Divent(i) un soggetto insieme dell’economia e anche del mercato” (p. 185).

Poi perché, sulla base di ampliamenti delle sue capacità operative, tra il 2011 e il 2014, è a capo di una vera e propria holding industriale, che vede la presenza di alcuni degli attori più importanti della nostra economia: dall’Eni a Terna, da Fincantieri a Saipem, da Snam a Poste, da We Build alla Trevi.

Ancora, perché si è strutturata in una serie di entità – quali Fondo italiano di investimenti, CdP Equity, CdP Reti, CdP Immobiliare - che si occupano di temi che vanno da investimenti industriali strategici ad iniziative per far crescere le medie imprese e le startup, da investimenti nelle reti all’Housing Sociale.

Infine, perché la Cassa è una tecnocrazia che negli anni più recenti è cresciuta quanto a risorse, personale, funzioni; si è radicata nei territori, superando una concentrazione centralista e avvicinando il più possibile il suo expertise ad amministrazioni locali che, mai come oggi, sono chiamate ad un'attività di progettazione e investimento.

La domanda che sorge alla fine di questa lettura è quanto questa crescita sia stata accompagnata da un parallelo sviluppo di quel sistema politico amministrativo che, in un funzionamento ordinato, dovrebbe dare indirizzi alla Cassa e quanto, invece, la tecnocrazia sia in fondo dominus della sua stessa agenda, fatte salve, ovviamente, le limitazioni statutarie, i rapporti con il socio Fondazioni, le inevitabili emergenze politiche del momento.

In questo senso il libro di Bricco ci convince che il Sistema Italia, chiamiamolo così con abusata espressione, perché sia tale, deve avere accanto alla Cassa un'amministrazione ordinaria di pari livello, capace di fornirle indirizzi su base continuativa. Come è, ad esempio, il caso dell’esperienza francese, in cui la Caisse Dépôts è parte del Conseil National de l’Industrie, l'organismo interministeriale incaricato di definire la politica industriale e seguirne l’attuazione.

Negli anni davanti a noi, l’istituzione di Via Goito è destinata ad avere una centralità sempre crescente: per le esigenze di rilancio dell’economia dopo la pandemia, per sostenere investimenti pubblici sempre più necessari alla competitività ed alla coesione italiana, per il clima culturale del tempo, favorevole ad un dialogo più collaborativo tra pubblico e privato. Ed è proprio per questo che la Cassa dev'essere messa sempre più e sempre meglio in condizione di essere soggetto attivo di una effettiva politica industriale e, insieme, di dare il suo massimo contributo all'ammodernamento amministrativo e all’investimento nelle infrastrutture di rete e in quelle sociali. Queste sono le sfide che l’Italia ha davanti a sé e che, in linea con quello che è accaduto negli ultimi 170 anni, vedranno la Cassa Depositi e Prestiti in prima linea, probabilmente in maniera più visibile che in passato. E, mentre siamo immersi in questo sforzo, la vicenda raccontata da Bricco è utile: per ‘prendere forza’ riguardando una storia di autorevolezza, innovazione e - perché no? – patriottismo.

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