Giannola: miopia classi dirigenti Nord

Giannola: miopia classi dirigenti Nord

Giannola: miopia classi dirigenti Nord

In un articolo pubblicato sulla rivista Civiltà del Lavoro intitolato "L’abbandono del Sud
e le colpe delle classi dirigenti", il Presidente SVIMEZ Adriano Giannola scrive: "e' difficile pensare a un’evoluzione del progetto europeo senza che si raggiunga una maggior profondità dei rapporti economici e sociali fra i singoli paesi. Ciò riconduce all’obiettivo di fondo, ovvero la possibilità di fare dell’Unione europea uno strumento per condividere il rischio e affrontare insieme i problemi". Secondo Giannola, "in questi anni sono stati fatti molti passi avanti perchè, dovendo gestire la crisi, si e? intervenuti nel sistema delle regole e della governance, con riferimento soprattutto ai mercati finanziari e all’unione bancaria, ancora da completare". All’interno dell’Europa, spiega il Presidente SVIMEZ, resta, tuttavia, un’asimmetria molto forte: "Il nostro Governo, ad esempio, chiede maggior con-divisione e tolleranza verso quello che e? il rischio implicito dell’Italia, ma questo sarà raggiungibile solo a patto di agire in un quadro di scelte politiche non dissennate. La condivisione dei rischi non si raggiunge in modo astratto, ma dipende dal comportamento dei diversi paesi e da quanto sono disposti a collaborare accettando principi e regole comuni. "Da parte sua - incalza Giannola - l’Italia deve ridurre l’incertezza e proporre un quadro politico istituzionale nel quale gli investitori possano sentirsi a proprio agio; poi occorre risolvere il dualismo del nostro sistema produttivo, spaccato fra medie imprese che esportano e riescono a far si? che il Paese abbia una bilancia commerciale in attivo e imprese meno efficienti, non al passo con il progresso tecnologico". "Ultimo ma non meno importante il vincolo del debito pubblico - sottolinea il Presidente SVIMEZ - un problema grave perchè limita la possibilità di adottare politiche espansive. E non è abbassando le tasse che lo si abbatte o che si fa crescere un’economia, un’infinità di studi ha già dimostrato che non è realistico". infine Giannola sostiene che "la prossima agenda della politica di coesione prevede un aumento delle risorse stanziate per l’Italia, ma non è una buona notizia. Significa anzitutto che il nostro Paese invece di convergere si allontana dall’obiettivo. E, in aggiunta, il fatto che alle regioni del Mezzogiorno, che e? l’unica area abitata da 20 milioni di persone con questo problema, si stanno aggiungendo l’Abruzzo, le Marche e l’Umbria". Il punto, conclude il Presidente SVIMEZ, è che l’Europa può fare ben poco per rovesciare questa tendenza. I fondi europei, infatti, a rigore dovrebbero aggiungersi alla normale dotazione dei fondi ordinari, ma sappiamo che da tempo non e? cosi?. Non solo, se il principio della addizionalità era un obbligo (mai rispettato nel nostro caso), con la prossima Agenda europea questo obbligo scompare. Se le risorse in conto capitale stanziate per il Sud diminuiscono con la benedizione della Ue, ciò significa voler porre con chiarezza un aut aut tra i destini delle due aree del Paese, senza accorgersi pero? che indebolendo il Sud anche la sempre più ansimante locomotiva del Nord prima o poi rallenterà". La soluzione? Secondo il Presidente SVIMEZ, l’Italia, e in particolare il Sud, dovrebbe essere il luogo privilegiato in cui perseguire una politica incentrata sull’ecosostenibilità perchè il Mediterraneo è tornato nuovamente centrale nelle rotte internazionali. Eppure le grandi navi in transito invece di attraccare in un nostro porto preferiscono arrivare a Rotterdam o ad Amburgo. Lo fanno perchè i porti del Mezzogiorno non sono attrezzati. Un governo che spreca questa enorme potenzialità e non investe sulle proprie infrastrutture è il primo responsabile di questa situazione. Se dieci anni fa avessimo dragato il porto di Taranto, oggi l’hub cinese del Pireo starebbe in Italia. Stiamo sprecando una rendita di posizione". Giannola auspica pertanto che si restituisca all’Italia un ruolo nel Mediterraneo, "non è un “favore” fatto al Sud, ma il segno di una politica che guarda all’interesse del Paese intero, specie se teniamo conto che i mercati del futuro si trovano in Africa. Da noi tuttavia si preferisce discutere di altro: le classi dirigenti del Nord dimostrano una grave miopia e quelle del Sud una inerte ignavia, entrambe ne porteranno la responsabilità in una prospettiva storica".

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