Fitoussi, La neolingua dell'economia

Fitoussi, La neolingua dell'economia

Fitoussi, La neolingua dell’economia

Francesco Saraceno ha recensito per il numero 3/2020 della Rivista Economia del Mezzogiorno, edita dalla SVIMEZ, il libro di Jean-Paul Fitoussi "La neolingua dell’economia. Ovvero come dire a un malato che è in buona salute". Il volume viene a chiudere un cerchio ideale, che Fitoussi ha iniziato a tracciare nel 1995 con Le débat interdit (tradotto per Il Mulino nel 1997). In Il dibattito proibito Fitoussi aveva fustigato l’ossessione dell’epoca per il controllo dell’inflazione come unico mezzo per assicurare stabilità macroeconomica e crescita. Erano gli anni della disinflazione competitiva e dei tassi d’interesse elevati, che riducevano l’inflazione ma facendo pagare all’economia un prezzo elevato in termini di “crescita molle” (un’espressione usata spesso da Fitoussi) e disoccupazione elevata. L’economista francese non era l’unico a criticare la svolta neoliberale della politica economica, che in quegli anni cominciava ad impregnare le istituzioni e le politiche europee. Ma l’originalità di Il dibattito proibito, che ne spiega il successo, consisteva proprio nel concentrarsi sul discorso pubblico che aveva accompagnato la svolta neoliberale dei primi anni Ottanta. Un discorso pubblico marcato da un pensiero unico che si era rapidamente imposto dopo la crisi della teoria keynesiana, restringendo progressivamente lo spazio per visioni alternative e arrivando alla fine ad una sorta di autocensura di intellettuali e policy makers: il dibattito proibito, appunto. È proprio in quegli anni, del resto, che Margaret Thatcher coniò il celebre motto There is no Alternative (TINA), riferendosi alle politiche di riduzione dell’intervento pubblico in economia. Già negli anni Novanta, insomma, l’attenzione di Fitoussi si concentrava sull’influenza del dogmatismo in economia sulla libertà e sulla qualità del dibattito pubblico.

 

 

Recensione Fitoussi

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