La storia della SVIMEZ

La SVIMEZ - Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno - è un ente privato senza scopi di lucro il cui oggetto sociale è lo studio delle condizioni economiche del Mezzogiorno al fine - come recita il suo statuto - di proporre concreti programmi di azione e di opere intesi a sviluppare nelle regioni meridionali quelle attività industriali che meglio rispondano alle esigenze accertate.

Il problema della industrializzazione del Mezzogiorno è dunque posto dalla SVIMEZ al centro della politica economica nazionale, nella convinzione che da esso non possa prescindersi se si vuole ridurre progressivamente, e alla fine eliminare, il divario con il resto del Paese. Tale impostazione è presente sin dall'inizio - la SVIMEZ  fu istituita il 2 dicembre del 1946 - dell'attività dell’Associazione; e a sostegno di una politica di industrializzazione furono chiamate a collaborare forze imprenditoriali, scientifiche e finanziarie dell'intero Paese in un ente che fosse espressione associativa di idee e di iniziative presenti nella società nazionale e che si assumesse il compito di condurre ricerche e di elaborare proposte in collaborazione con le autorità di Governo ma in condizioni di piena autonomia.

Erano queste le idee che, ancor prima della fine del conflitto, furono oggetto di riflessione principalmente tra gli uomini dell'IRI - Beneduce, Menichella, Giordani, Cenzato, Saraceno - e che ad essi derivarono da una concreta esperienza che appunto l’IRI aveva compiuto, a partire dal 1936, a sostegno di aziende operanti nei settori meccanico, siderurgico e cantieristico ubicate nell'area napoletana; un'esperienza che introdusse di fatto il principio dell'esercizio diretto di industria da parte dello Stato in funzione di sviluppo e non solo di risanamento.

Finita la guerra, fu Saraceno - distaccato dall'IRI ad uno speciale ufficio del Ministero dell'Industria incaricato di definire le iniziative da prendere per la ripresa industriale - a mettere in contatto Menichella con Rodolfo Morandi, che era il Ministro dell'Industria; ed è da questo incontro che nasce l'idea della SVIMEZ, di cui Morandi fu il primo presidente, con Paratore, presidente dell'IRI, e Cenzato vice presidenti e Saraceno segretario generale: un atto che costituiva una vera e propria reazione alla mancata presa in considerazione della questione meridionale nei programmi di ricostruzione.

Sembrava infatti ai promotori della SVIMEZ che il superamento del divario Nord-Sud dovesse essere posto come obiettivo centrale di un insieme coordinato di azioni pubbliche. Di qui la proposta di un intervento straordinario - concepito come strumento di una politica di sviluppo che doveva creare quella convenienza all'investimento industriale ancora mancante nel Mezzogiorno - che introduceva il principio innovativo di un sistema decisionale e di un coordinamento dell'intervento pubblico diversi da quelli in vigore nel resto del paese. La "straordinarietà" dell'intervento veniva infatti suggerita non solo dalla imponenza delle opere necessarie al Mezzogiorno ma anche dai limiti operativi delle amministrazioni "ordinarie" e dalla lentezza e complessità delle loro procedure.

Questa aspirazione alla concretezza ed alla operatività è presente sin dai primi documenti dell'Associazione, rivolti a definire i termini del problema meridionale: a cominciare da uno scritto di Morandi apparso nel gennaio del 1947, volto a presentare gli scopi dell'Associazione, nel quale la politica di ricostruzione viene prospettata, non come un ritorno alla situazione prebellica, ma come l'occasione per la soluzione del problema meridionale in termini di industrializzazione. Altri numerosi contributi di questo primo periodo (tra gli altri, Il problema industriale del Mezzogiorno di Cenzato e Guidotti nel 1946, Disponibilità di capitale e modificazioni delle condizioni ambientali per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno a cura della SVIMEZ nel 1948 e L'aspetto finanziario del problema industriale del Mezzogiorno di Saraceno sempre nel 1948) delineano l'impostazione della politica meridionalistica come politica di infrastrutture, di incentivi alla industrializzazione, di intervento dell'impresa pubblica.

Rispetto alla tradizionale impostazione meridionalistica storico-politica, l'approccio metodologico della SVIMEZ appare piuttosto di tipo statistico-economico. L'uso della statistica è per la SVIMEZ non solo uno strumento di conoscenza ma anche uno dei criteri di localizzazione degli interventi attraverso l'elaborazione di "indici di depressione", messi a punto sin dal 1948. Sul piano economico, gli studi della SVIMEZ partono dal concetto di "area depressa", elaborato dalla cultura economica anglosassone negli anni '30, adattandolo alla situazione del Mezzogiorno che è caratterizzata non da una depressione "ciclica" ma da una depressione "permanente". Di qui l'importanza che la SVIMEZ annetteva agli investimenti pubblici diretti, volti a sopperire all'assenza dei cosiddetti "fattori agglomerativi" costituiti in larga misura da infrastrutture pubbliche. Di questi investimenti pubblici furono anche studiati gli effetti prevedibili attraverso lo strumento del "moltiplicatore".

La SVIMEZ veniva così approfondendo l'analisi delle politiche regionali, del massimo interesse anche per altri paesi in via di sviluppo o caratterizzati da gravi squilibri territoriali. Nel 1952 uscì il primo numero del "Supplemento" alle "Informazioni SVIMEZ", un bollettino di documentazione che si pubblicava sin dal 1948. Il "Supplemento" era dedicato ai problemi dei paesi economicamente sottosviluppati e fece conoscere, per primo in Italia, la pubblicistica economica internazionale sull'argomento. Gli studi in questa direzione sfociarono poi, a partire dal 1958, nella istituzione, con la collaborazione della Fondazione Ford, di un Corso di informazione e specializzazione sui problemi della teoria e della politica dello sviluppo economico. Il corso, la cui direzione fu affidata a Claudio Napoleoni, rappresentò una novità nel panorama della cultura economica italiana e comprendeva insegnamenti che erano allora scarsamente diffusi nei programmi universitari, quali la contabilità nazionale, le politiche di industrializzazione, la politica di sviluppo.

In tal modo, attraverso l'attività di studio e di ricerca della SVIMEZ, il meridionalismo  acquisiva strumenti di governo dell'economia che la situazione culturale del dopoguerra aveva reso disponibili, anche se le indicazioni che provenivano dalla SVIMEZ si concretizzarono solo parzialmente in provvedimenti governativi. Era stato Menichella, con la collaborazione dei meridionalisti organizzati nella SVIMEZ, a redigere il progetto della Cassa ed anche a suggerirne il nome; il provvedimento adottato dal  Parlamento, peraltro, modificò l'impostazione originaria, limitandola ad un intervento addizionale e pluriennale di opere pubbliche e di trasformazione agricola. Il divario tra le premesse culturali poste dal meridionalismo e le soluzioni date dalla legge fu sottolineato nell'ambito SVIMEZ e Saraceno ricordò, in seguito, che quelli "non furono giorni lieti per la SVIMEZ".

Già nel 1951, del resto, nello studio Effetti economici di un programma di investimenti nel Mezzogiorno la valutò gli effetti dell'intervento, ponendo in luce che gran parte degli effetti moltiplicativi degli investimenti della Cassa si sviluppavano fuori del Mezzogiorno per la incapacità dell'area di predisporre un'offerta adeguata alla domanda pubblica addizionale, documentando così implicitamente i limiti di una politica meridionalistica che non trovasse nella nascita di un apparato industriale il suo punto di forza e il suo completamento.

Negli anni successivi al 1950 il tema dell'industrializzazione del Mezzogiorno costituisce il punto di attacco di una riflessione che si allarga alla considerazione della necessità di una politica economica generale che, modificando il quadro di convenienze presentato dal mercato, si ponesse l'obiettivo della unificazione economica del paese tenendo conto della diversità strutturale dell'area arretrata e condizionando anche lo sviluppo dell'area esterna al Mezzogiorno. Questa impostazione collocava la politica diindustrializzazione del Mezzogiorno all'interno di un sistema nazionale di politica economica e conduceva quindi al tema della programmazione economica. Nel 1953 e nel 1954 l'attività della SVIMEZ si concentrò in questa direzione, procedendo alla elaborazione degli studi che costituirono la base dello "Schema Vanoni", approvato dal Consiglio dei Ministri nel dicembre del 1954.

Lo "Schema" - che costituì il primo tentativo di inserire gli indirizzi e le scelte di intervento nel Mezzogiorno in un preciso contesto di politica economica generale - è il documento che meglio caratterizza l'attività della SVIMEZ negli anni '50, volta, come detto, ad una considerazione globale dell'economia italiana quale presupposto per risolvere, nell'ambito di una politica di programmazione, il problema degli squilibri territoriali.

Lo "Schema" non era un piano ma un documento che, in vista di obiettivi di interesse generale e in base ad alcune ipotesi sull'andamento delle principali variabili macroeconomiche, intendeva offrire l'impianto logico di un possibile piano cui fossero tenute a conformarsi le decisioni di politica economica di volta in volta adottate. Le sue indicazioni, peraltro, non ebbero mai seguito e restò senza riscontro reale il suo motivo ispiratore, lo stesso che era alla base della posizione della SVIMEZ: che dovesse cioè essere responsabilità del Governo promuovere un modello di sviluppo dell'intera economia nazionale coerente con l'obiettivo del superamento del divario Nord-Sud. L'obiettivo meridionalistico restò pertanto sostanzialmente affidato al solo intervento straordinario.

Questa situazione di sostanziale latitanza della programmazione si verificò anche negli anni '60 durante i quali sembrò che essa potesse passare dal piano delle idee a quello dell'azione di governo. Nella "Nota aggiuntiva" alla Relazione generale sulla situazione economica del Paese che La Malfa, allora ministro del Bilancio, presentò nel 1962, la genesi meridionalistica della politica di piano è ancora chiaramente visibile. Né mancò l'impegno della SVIMEZ in questa direzione, in particolare attraverso il "Rapporto" che Saraceno presentò nel 1964 nella sua veste di vice presidente della istituita Commissione nazionale per la programmazione economica. Sul terreno specifico dell'intervento meridionalistico il Rapporto proponeva, tra l'altro, di riservare al solo Mezzogiorno l'intero apparato di misure incentivatrici dello sviluppo e la regolamentazione delle decisioni di ubicazione degli impianti di grande dimensione.

Il nuovo impegno programmatico andò però dissolvendosi nel corso degli anni successivi e gli insuccessi che segnarono tale esperienza non mancarono di riflettersi anche sulla operatività dell'intervento straordinario.

Dallo straordinario all’ordinario, 1992-93

La soppressione dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno e la istituzione in sua vece di un “Sistema di interventi ordinari nelle aree depresse del territorio nazionale” sono intervenuti nel giro di breve volgere di tempo, dal dicembre 1992 all’aprile 1993. La fretta con cui si è proceduto a così rilevanti innovazioni è stata determinata dalla scelta politica di evitare il referendum abrogativo di alcune delle più qualificanti disposizioni della legge 1° marzo 1986 n. 64 (“Disciplina organica dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno”).

Sta di fatto che il D.Lgs 3 aprile 1993, n. 96 - che, in forza della delega conferita al Governo dalla legge 22 dicembre 1992 n. 488, ha disciplinato la soppressione dell’intervento straordinario ed ha istituito il “Sistema” - si è limitato a disegnarne l’intelaiatura e l’assetto delle competenze, e a disciplinare la problematica connessa alla abrogazione della pregressa disciplina. Esso, pertanto, recava in se stesso la necessità di integrazioni e di una verifica delle soluzioni adottate.

In effetti, dopo breve tempo dalla emanazione del decreto n. 96, apparve evidente la necessità di integrazioni e di modifiche del nuovo ordinamento. A tal fine, sono stati emanati vari decreti-legge di cui solo alcuni convertiti, mentre norme sparse riguardanti il “Sistema” sono state inserite in provvedimenti normativi aventi altro oggetto. Ne derivò un corpo normativo assai complesso e disorganico.

Per contribuire a soddisfare l’esigenza di dare ordine a tutta la normativa relativa all’intervento, la SVIMEZ pubblicò due volumi – Annesi_Claroni, 1990; Annesi-Piazza, 1996 - che riprodussero, con coordinamento sistematico, tutta la produzione normativa succedutasi in quegli anni di “passaggio” dall’intervento straordinario all’ordinario.

Negli anni seguenti, Massimo Annesi e Agnese Claroni lavorarono con impegno a un nuovo “Testo Unico sulla normativa per il Mezzogiorno” (Schema preliminare, aprile 2004), che però non vide mai la luce. Esso infatti, nonostante fosse già ben articolato, molto aggiornato e di facile consultazione, e nonostante fosse stato trasmesso da Annesi, con richiesta di parere, agli Uffici del Ministro Mezzogiorno, del Ministro Bilancio e Tesoro e dei Servizi Studi di Camera e Senato (che per anni ne fecero ampio uso), non fu mai pubblicato. Copia dell’opera, che ormai ha un valore storico, è custodita presso la SVIMEZ.

Proposte operative nel “Rapporto SVIMEZ”, fine anni ottanta

Sul finire degli anni ottanta, su impulso dell’allora Presidente Massimo Annesi, il “Rapporto SVIMEZ” iniziò ad assumere connotati diversi: si cercò, infatti, di impostarlo in maniera consona a quella che era ed è, da Statuto, la effettiva missione dell’Associazione (art.2, comma 1). Il “Rapporto SVIMEZ” divenne così una sorta di veicolo, attraverso il quale la SVIMEZ, partendo dai suoi studi nei settori individuati, offriva proposte operative alle istituzioni. L’Associazione ha infatti lo scopo di promuovere, nello spirito di una efficiente solidarietà nazionale e con visione unitaria, lo studio particolareggiato delle condizioni economiche del Mezzogiorno, al fine di proporre concreti programmi di azione e di opere intesi a creare e a sviluppare nelle Regioni meridionali quelle attività meglio rispondenti alle esigenze accertate, attraverso iniziative idonee a garantire una costante collaborazione con gli organi dello Stato e con le Regioni meridionali. In questa nuova funzione, il “Rapporto SVIMEZ” evidenziò l’opportunità di un rafforzamento, per la politica di sviluppo, del ruolo del CIPE e della Commissione Parlamentare per il controllo sugli interventi nel Mezzogiorno (Bicamerale attiva per anni, e poi tacitamente abrogata). Si andò intensificando, inoltre, il rapporto della SVIMEZ con gli Uffici del Ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno (poi Ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno, oggi Ministro per il Sud), attraverso incarichi di consulenza, di studio e di ricerca.

40 anni SVIMEZ, 1986

I 40 anni della SVIMEZ furono celebrati il 15 dicembre 1986, alla presenza del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, e gli Atti della giornata furono raccolti nel volume “La questione meridionale nel quarantennale della SVIMEZ” (Collana Documenti SVIMEZ, n. 26, Roma, 1986). Di straordinaria attualità, le considerazioni pronunciate dall’allora Presidente della SVIMEZ Pasquale Saraceno, per il quale la progressiva eliminazione del divario Nord-Sud doveva essere uno dei massimi obiettivi delle politiche da iniziarsi all’indomani del conflitto mondiale: l’obiettivo sarebbe stato perseguibile, a condizione che le Regioni meridionali non risultassero emarginate dal processo di sviluppo del sistema industriale nazionale che andava configurandosi. L’attenzione della SVIMEZ, in quegli anni, si focalizzò su importanti filoni di ricerca, quali occupazione, agricoltura, industria meridionale, turismo, industria delle costruzioni e riassetto territoriale e urbano. L’Associazione espresse l’opinione che la ripresa dello sviluppo economico postulasse, inevitabilmente, una espansione della spesa pubblica, destinata a porre gravi problemi di politica di bilancio che già da allora si riteneva dovessero essere considerati.

Morte Saraceno, 1991

Nel 1991 moriva Pasquale Saraceno: alla Presidenza della SVIMEZ gli succedette Massimo Annesi, già Vice Presidente dell’Associazione.

50 anni SVIMEZ, 1996

Il 16 dicembre 1996, la SVIMEZ celebrò i suoi 50 anni, a cinque anni dalla morte di Pasquale Saraceno. L’iniziativa, organizzata con Banca d’Italia e IRI, diede luogo a un volume, dal titolo “L’unificazione economica dell’Italia” (Bologna, Il Mulino, 1997), che raccoglie i contributi di autorevoli studiosi ed esperti che testimoniarono come la SVIMEZ, in quegli anni, avesse dedicato la propria attività di documentazione, di ricerca e di proposta al tema dell’unificazione economica dell’Italia, ancora incompiuta, e agli aspetti istituzionali, politici ed economici, la cui risoluzione si poneva come imprescindibile, per il perseguimento dell’obiettivo unificazione.

Riforma della P.A. e Leggi Bassanini, anni 1997-99

A fine anni novanta, fu varata una importante riforma normativa, nota con il nome di “Legge Bassanini”, in materia di pubblica amministrazione. Si trattava della legge 15 marzo 1997, n. 59 (legge Bassanini), della legge 15 maggio 1997, n.127 (legge Bassanini bis), della legge 16 giugno 1998, n.191 (legge Bassanini ter), della legge 8 marzo 1999, n.50 (legge Bassanini quater). La legge n. 59/1997, recante Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa, imponeva in particolare due principi: la semplificazione delle procedure amministrative e dei vincoli burocratici alle attività private; il federalismo amministrativo, cioè il perseguimento del massimo decentramento realizzabile con legge ordinaria, senza modifiche costituzionali. L’Avv. Annesi ritenendo che la SVIMEZ dovesse prendere posizione rispetto a tali riforme, avviò uno studio approfondito sugli effetti che le leggi Bassanini avrebbero potuto produrre sulla politica di sviluppo per il Mezzogiorno. I risultati delle analisi svolte confluirono in un apposito Capitolo del “Rapporto SVIMEZ”, dedicato alla riforma della P.A., e nella Rubrica dei contributi della “Rivista giuridica del Mezzogiorno”.

Riforma della Costituzione in senso federalista, 2001

A seguito delle modifiche introdotte nel Titolo V della Parte II della Costituzione dalle leggi costituzionali n.1/1989; n. 1/1999, e particolarmente n. 3/2001, la SVIMEZ avvertì l’esigenza di esaminare con attenzione gli effetti e le implicazioni che tali riforme in senso federalista avrebbero potuto produrre, tra l’altro, in ordine ai finanziamenti destinati alle aree economicamente svantaggiate. Prese dunque il via un filone di ricerca sul tema, che prosegue tuttora con grandissimo vigore, che si concretizzò nella riunione di Gruppi di lavoro e di Commissioni di ricerca. Attraverso la produzione di Note di studio, si iniziarono a indagare i metodi per promuovere lo sviluppo delle aree depresse nel nuovo contesto giuridico-istituzionale, anche analizzando il difficile bilanciamento tra autonomia e uniformità, e studiando l’esperienza degli altri ordinamenti non accentrati, nell’idea di formulare ipotesi sugli interventi di breve e medio periodo.

In seguito, gli studi in materia di federalismo si concentrarono anche sulla legge n. 42/2009 e sulla sua attuazione, e la SVIMEZ fu spesso chiamata in Parlamento, con i suoi rappresentanti, in Audizioni dinanzi alle Commissioni riunite di Camera e Senato, per discutere le ricadute che tali provvedimenti avrebbero potuto avere sulla politica di sviluppo delle aree meridionali. Nel 2012, si procedette alla compilazione del “Piccolo Codice del federalismo”, a cura di Manin Carabba e Agnese Claroni, nel quale furono raccolti tutti i provvedimenti normativi attuativi della legge 42.

Morte Cafiero, 2001

Nel 2001 moriva il Direttore della SVIMEZ, Salvatore Cafiero: a lui succedette Riccardo Padovani, già Vice Direttore dell’Associazione. Padovani è succeduto a Cafiero anche nella Direzione della “Rivista economica del Mezzogiorno”, trimestrale della SVIMEZ.

Morte Annesi, 2005

Nel 2005 moriva il Presidente della SVIMEZ, Massimo Annesi: a lui succedette Nino Novacco, già Vice Presidente dell’Associazione.

Con la morte di Massimo Annesi, la cultura meridionalistica e gli studi giuridici subirono una grave perdita. Massimo Annesi era stato autore di gran parte della legislazione sul Mezzogiorno, di cui si era occupato sin da giovanissimo, ed era stato un acuto analista del rapporto tra Stato e sviluppo economico. Due sono stati i tratti caratteristici dell’opera di Annesi. Da un lato, l’attenzione critica per la realtà e la costante verifica della concretezza legislativa. Dall’altro, il riferimento continuo alla tradizione politica ed economica della cultura meridionalistica, i cui protagonisti egli aveva frequentato, da Giordano a Menichella, da Rossi Doria a Saraceno. Ad Annesi si deve la più completa e finora insuperata storia della legislazione sul Mezzogiorno e sulle aree sottosviluppate, un’analisi di migliaia di leggi speciali, ma anche un grande affresco della politica meridionalistica dello Stato unitario. Su capitoli importanti dei rapporti tra Stato ed economia, come quello delle zone industriali, delle agevolazioni e dei finanziamenti pubblici, delle imprese e degli enti pubblici, sono ancora oggi fondamentali gli studi da lui compiuti. Ad Annesi si debbono, inoltre, iniziative importanti, come le due riviste, quella giuridica e quella economica del Mezzogiorno, e la redazione dei Testi Unici della legislazione sulle aree sottosviluppate.

Ad Annesi è succeduto Manin Carabba nella Direzione della “Rivista giuridica del Mezzogiorno”, trimestrale della SVIMEZ.

60 anni SVIMEZ, 2006

Il 12 dicembre 2006, la SVIMEZ organizzò una manifestazione per celebrare i suoi 60 anni, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Studiosi ed esperti si soffermarono, nelle loro relazioni, sul fatto che l’Associazione, fin dai suoi esordi, avesse affrontato i temi dello sviluppo meridionale, non come questione regionale, ma come un grande problema nazionale, puntando sullo sviluppo industriale come strategia di fondo e contribuendo, anche in sede internazionale, a sostenere e definire l’azione di governo relativa al Sud, di fronte al persistente dualismo italiano, la cui dimensione richiedeva grande attenzione e massimo impegno da parte della SVIMEZ. Gli Atti della giornata furono pubblicati in un volume, “Per il Mezzogiorno e per l’Italia. Un sogno e un impegno che dura da 60 anni”, a cura di Nino Novacco (Collana SVIMEZ, Bologna, Il Mulino, 2007).

150° Unità d’Italia, 2011

Il 30 maggio 2011, presso la Camera dei deputati, la SVIMEZ tenne una Giornata di Studio su “Nord e Sud a 150 anni dall’Unità d’Italia”, con l’intervento di autorevoli studiosi ed esponenti del mondo della cultura.

Il contributo della ricerca della SVIMEZ per il 150° culminò in una serie di pubblicazioni, a partire da un volume dal titolo “150 anni di statistiche italiane: Nord e Sud, 1861-2011”, che ha rappresentato l’impegno di aggiornamento, arricchimento e ampliamento delle informazioni statistiche contenute in una precedente opera, realizzata in occasione del Centenario dell’Unità d’Italia. A questo si è affiancato un volume su “Le Università del Mezzogiorno nella storia dell’Italia unita, 1861-2011”, ed un numero speciale della “Rivista giuridica del Mezzogiorno”, dedicato a “Federalismo e Mezzogiorno, a 150 anni dall’Unità d’Italia”, a cui si è poi aggiunto il volume di Sergio Zoppi dal titolo “Diciotto voci per l’Italia unita”.

La SVIMEZ ha in tal modo voluto fornire un supporto concreto, di studio e di riflessione, sulla tematica che da sempre la vede impegnata alla promozione di una effettiva unificazione economica e sociale del Paese. Il tutto in sintonia con le sollecitazioni con le quali il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, attraverso numerosi messaggi ed interventi, aveva invitato ad “assumere la consapevolezza del carattere prioritario e della portata strategica dell’obiettivo del superamento dei divari tra Nord e Sud”, in un contesto in cui la crisi economica andava ad aggravare il bilanciamento tra i diversi interessi e obiettivi di politica economica nazionale.

Morte Novacco, 2011

Nel 2011 moriva il Presidente Onorario della SVIMEZ, Nino Novacco (Presidente SVIMEZ dal 2005 al 2010): a lui era succeduto come Presidente dell’Associazione, nel 2010, Adriano Giannola, già Consigliere di Amministrazione SVIMEZ dall’anno 2006.

Driver dello sviluppo, 2015

A partire dal “Rapporto SVIMEZ 2015”, la SVIMEZ iniziò ad individuare i driver dello sviluppo, concetto nuovo con cui l’Associazione strutturò in maniera nuova la sua attività di indagine e di ricerca, al fine di poter vedere il Sud come opportunità (come si desume dalla Parte quarta del “Rapporto”). In origine, i driver si identificarono con i settori seguenti: logistica economica e integrazione mediterranea; energie rinnovabili; aree urbane, strategie di rigenerazione e progetti di riqualificazione; industria culturale; agricoltura. A questi filoni di ricerca se ne sono aggiunti molti altri, nel corso degli anni, come attestano i “Rapporti SVIMEZ” sinora pubblicati, nonché le altre pubblicazioni dell’Associazione.

70 anni SVIMEZ, 2016

Nell’ambito delle iniziative per il Settantenario della SVIMEZ, celebrato nel 2016, sono state organizzate manifestazioni che hanno dato origine a testi e pubblicazioni. Le prime due manifestazioni hanno avuto come punto di partenza Keynes, Saraceno e i problemi del principio keynesiano della domanda effettiva. Esse hanno preso le mosse dallo studio, commissionato dalla SVIMEZ a Pierangelo Garegnani e pubblicato nel 1962, dal titolo “Il problema della domanda effettiva nello sviluppo economico italiano”. La prima iniziativa si è tenuta il 10 ottobre 2016, presso la Biblioteca della SVIMEZ, e ad essa è intervenuto Franklin Serrano, con una lezione su "The rise and fall of growth with social inclusion in Brazil". La seconda iniziativa si è tenuta il 14 ottobre 2016, presso la “Scuola di Economia e Studi Aziendali” dell’Università Romatre, su “Il ruolo della domanda nello sviluppo: il Mezzogiorno italiano, i Sud del mondo e la crisi dell’Europa”. L’incontro è stato organizzato dalla SVIMEZ, in collaborazione con il “Centro Ricerche e Documentazione Sraffa”. Nell’ambito delle richiamate iniziative, si è tenuta a Roma, il 12 dicembre 2016, presso il Consiglio di Stato, una manifestazione SVIMEZ intitolata “Gabriele Pescatore: l’uomo il giurista, il meridionalista”. Al termine del Convegno, la Biblioteca del Consiglio di Stato è stata intitolata a Gabriele Pescatore. Il 1° marzo 2017, sempre al Consiglio di Stato, si è tenuta la “Giornata in ricordo di Massimo Annesi”, a undici anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 2 marzo 2005. Di seguito l’elenco delle pubblicazioni per il Settantenario SVIMEZ, collegate alle iniziative richiamate:

“Quaderni SVIMEZ”: Il Mezzogiorno nella storia economica d’Italia. Una questione aperta (Archivio Centrale dello Stato e SVIMEZ), “Quaderno SVIMEZ”, Numero Speciale 50, aprile 2017; Problemi dei paesi economicamente sottosviluppati. Supplementi ad “Informazioni SVIMEZ” editi negli anni 1952-1964, Organizzazione bibliografica ragionata, di Filippo Di Iorio, “Quaderno SVIMEZ” n. 52, giugno 2017; Il ruolo della domanda nello sviluppo: il Mezzogiorno italiano, i Sud del mondo e la crisi dell’Europa (a cura di SVIMEZ e Centro di ricerche e documentazione SRAFFA), “Quaderno SVIMEZ” n. 54, giugno 2017; Atti della Giornata in ricordo di “Gabriele Pescatore: l’uomo il giurista, il meridionalista”, “Quaderno SVIMEZ” n. 55, giugno 2017; Atti della “Giornata in ricordo di Massimo Annesi”, “Quaderno SVIMEZ” n. 56, febbraio 2018.

Volumi Mulino: Mezzogiorno fra divari e cooperazione internazionale. “Informazioni SVIMEZ” e la cultura del Nuovo Meridionalismo (1948-1960), di Francesco Dandolo, Collana della SVIMEZ, ed. Il Mulino, 2017; I miei “mulini a vento”. Il Mezzogiorno e i diritti dei cittadini, di Manin Carabba, Collana della SVIMEZ, ed. Il Mulino, 2017.

Attività e pubblicazioni SVIMEZ al 2019

L’attività della SVIMEZ si svolge su due linee fondamentali.

La prima linea è costituita dall’analisi sistematica e articolata sia della struttura e dell’evoluzione dell’economia del Mezzogiorno, sia dell’assetto giuridico e organizzativo delle politiche per lo sviluppo nell’area «debole» del Paese, con particolare attenzione alla collocazione dell’Italia nell’Ue e alle ripercussioni che la progressiva integrazione internazionale dell’economia ha determinato sulle prospettive di sviluppo della macro-regione meridionale.

La seconda linea di attività è costituita dallo svolgimento di iniziative di ricerca sui principali e più significativi aspetti della storica ma perdurante «questione meridionale», finalizzate sia ad esigenze conoscitive e analitiche sia alla definizione di elementi e criteri utili all’orientamento degli interventi di politica economica, a livello sia nazionale che regionale.

Dal 1987, con l’Editore il Mulino, la SVIMEZ pubblica le trimestrali «Rivista economica del Mezzogiorno» e «Rivista giuridica del Mezzogiorno» oggi dirette, rispettivamente, da Riccardo Padovani e da Manin Carabba, e una collana di volumi, tra i quali il “Rapporto sull’economia del Mezzogiorno” (iniziativa che risale al 1974), pubblicazione annuale generalmente accompagnata da considerazioni e proposte su politiche ed interventi. Negli ultimi anni, il “Rapporto SVIMEZ” è stato presentato, in anteprima, al Presidente della Repubblica, che ha voluto accogliere in udienza, pochi giorni prima della presentazione, una Delegazione SVIMEZ che gli illustrasse i contenuti del volume.

Tra le pubblicazioni figurano anche i «Quaderni SVIMEZ», che ospitano documenti prevalentemente monografici, su temi di attualità in materia di politiche per lo sviluppo e per la coesione nazionale, nonché bibliografie di autorevoli esponenti della SVIMEZ, resoconti di dibattiti pubblici, testi di Audizioni di suoi rappresentanti davanti a Commissioni Parlamentari della Camera e del Senato della Repubblica, e riflessioni su tematiche economiche meridionaliste.

Un ruolo molto significativo, nel corso degli anni, hanno assunto le iniziative seminariali, promosse da Manin Carabba e dalla Sezione giuridica della SVIMEZ, attraverso le quali autorevoli studiosi ed esperti vengono chiamati a confrontarsi su questioni rilevanti per la politica meridionalistica. Gli incontri si tengono di consueto nella Biblioteca dell’Associazione, ed essi vanno ad alimentare la Sezione monografica dei fascicoli della “Rivista giuridica”, in cui vengono raccolti sia le relazioni e gli interventi pronunciati, sia le memorie depositate in occasione dei Seminari SVIMEZ.

Nel corso del tempo sono mutati i termini in cui si pone la questione meridionale; immutata è invece rimasta l'esigenza di una politica economica nazionale che mantenga aperta una prospettiva di sviluppo del Mezzogiorno, che a questo obiettivo condizioni gli interventi di carattere generale in campo industriale, del lavoro e del controllo della dinamica dei redditi e che dia, attraverso queste politiche, un senso preciso e una direzione concreta anche all'intervento straordinario. Questa impostazione è rimasta come un filo conduttore che ha costantemente ispirato l'attività della SVIMEZ, dalle origini fino ad oggi. Il protagonista principale e, insieme, il garante di questa continuità è stato Pasquale Saraceno che - dopo Morandi, Giordani, Paratore e Cenzato - ha presieduto fino al 1991 l'Associazione. Oggi il presidente è l'avv. Massimo Annesi e il direttore il dott. Riccardo Padovani.

L'impostazione cui si è accennato è anche il motivo di fondo che caratterizza in modo unitario i "Rapporti" annuali sulla economia del Mezzogiorno che dal 1974 ad oggi rappresentano uno degli impegni fondamentali della SVIMEZ. Agli argomenti più tradizionali sempre presenti nei Rapporti - andamento dell'occupazione e della disoccupazione, dinamica dei principali settori produttivi, ammontare della spesa pubblica ordinaria e straordinaria - si sono via via aggiunti nuovi temi: l'analisi territoriale dello stato di attuazione delle leggi di incentivazione industriale; l'esame delle politiche per l'occupazione; la politica energetica; le condizioni ambientali.

Accanto ai Rapporti, la SVIMEZ svolge un'attività di ricerca nel campo della politica di sviluppo, dell'economia del territorio, della demografia e della statistica economica, dell'economia e della politica agraria e dei problemi giuridico-legislativi. Si ricordano in particolare: la costruzione del modello econometrico Nord-Sud, fondato sull'assunto che l'industria riveste una funzione motrice per l'intera economia; le ricerche sulla struttura industriale delle regioni meridionali; le analisi relative agli investimenti industriali agevolati; le elaborazioni relative al mercato del lavoro (forze di lavoro, occupazione, disoccupazione, cassa integrazione, ecc.); le indagini sull'assetto urbano e territoriale delle regioni meridionali, affrontate nella consapevolezza che sviluppo industriale e sviluppo urbano sono processi che si condizionano reciprocamente e che richiedono la contestualità della politica di industrializzazione e della politica del territorio.

Molto numerose sono le pubblicazioni della SVIMEZ, tra cui quelle - edite da Giuffré - raccolte nella collana intitolata a Francesco Giordani, dedicata all'analisi e alla illustrazione di alcuni specifici aspetti dell'esperienza italiana di sviluppo economico e di politica regionale, e quelle della collana intitolata a Rodolfo Morandi, di raccolta e presentazione di testi e documenti del dibattito economico, politico e culturale nel Mezzogiorno a partire dal secondo dopoguerra. Dal 1987 la pubblicazione delle ricerche della SVIMEZ è affidata alla casa editrice II Mulino. Dallo stesso anno e presso la stessa editrice, la SVIMEZ pubblica la "Rivista giuridica del Mezzogiorno" (diretta da M. Annesi) e la "Rivista economica del Mezzogiorno" (diretta da S. Cafiero fino al 1998 e da R. Padovani dal 1999), ambedue a cadenza trimestrale; dal 1992 il mensile "Informazioni SVIMEZ".

Infine, la SVIMEZ è impegnata a fornire costantemente e con le proprie risorse la collaborazione che le viene richiesta dagli Associati e dagli organi pubblici operanti per il Mezzogiorno. Tale collaborazione è così frequente da configurarsi come un'attività permanente dell'Associazione.

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