Bianchi a Repubblica: cambiare le procedure

Bianchi a Repubblica: cambiare le procedure

Bianchi a Repubblica: cambiare le procedure

L'Italia a due velocità è solo un pregiudizio. "Solo un alibi per non dare soldi al Mezzogiorno", s'infuria l'assessore regionale siciliano alle Infrastrutture Marco Falcone. Perché i dati di Visto, il portale dell'Agenzia della Coesione territoriale che in base alla storia dei lavori pubblici stima i tempi delle opere nelle diverse aree del Paese, mostra un divario minimo fra Nord e Sud, con il Mezzogiorno che a dispetto delle convinzioni è persino più veloce del Centro e supera alcune regioni del Settentrione. "Non si parte da un gap enorme - ragiona con laRepubblica Sicilia il direttore SVIMEZ Luca Bianchi - la sfida è cambiare le procedure. Investire sul Mezzogiorno con il Recovery Plan è una priorità assoluta" Certo, non tutte le regioni corrono allo stesso ritmo. La Puglia, ad esempio, viaggia fortissimo: per un'opera di grande complessità da 10 milioni, inclusa la progettazione, si impiegano secondo Visto 9 anni e 11 mesi, esattamente lo stesso tempo attribuito a una regione unanimemente ritenuta operosa come il Veneto. "Eppure - ragiona Silvano Penna, segretario regionale della Fillea, la categoria della Cgil che rappresenta i lavori edili - la dorsale adriatica è ancora una ferrovia a binario unico, non c'è un'autostrada Bari-Lecce, la Bari-Napoli è ancora da completare. Non c'è una politica concreta di rilancio del Mezzogiorno". Sull'altra punta dello Stivale, in Calabria, l'assessora regionale alle Infrastrutture Domenica Catalfamo già va in pressing sul presidente del Consiglio Mario Draghi, che pure la settimana scorsa ha detto a chiare lettere che bisogna "far ripartire il processo di convergenza fra Sud e Centro-Nord": "Gli studi economici - sbuffa Catalfamo - dimostrano che investire sul Sud porterebbe grandi ricadute economiche anche sul Nord. La ratio del Recovery fund è proprio questa: spingere sulle regioni più disagiate per innescare una reazione virtuosa". Il problema è semmai la durata delle opere più costose: "Nel 2017 - ricorda il presidente dell'Ordine degli Ingegneri di Napoli Edoardo Cosenza, che è stato anche assessore ai Lavori pubblici nella giunta di Stefano Caldoro - per un cantiere da 100 milioni servivano in media 15,7 anni. Serve tanta semplificazione". L'anello debole delle grandi opere al Sud, del resto, è per lo più la progettazione esecutiva: "Nella giungla dei pareri - attacca Falcone - si perdono anni. Abbiamo atteso anche un anno e mezzo per aspettare dal ministero dell'Ambiente la sola valutazione di impatto ambientale della ferrovia Palermo-Trapani". Il ministero, però, ha tempi uguali per tutta Italia: "Nel Mezzogiorno - osserva Bianchi, che alla distanza economica Nord-Sud ha dedicato il saggio 'Divario di cittadinanza', scritto con il giornalista de L'Espresso Antonio Fraschilla - alcune lentezze possono essere provocate da una burocrazia a volte meno efficiente. Ad ogni modo Next Generation Eu potrebbe essere un'occasione per sfoltire alcune procedure". Anche perché le giunte di Sicilia e Calabria si sono messe in testa che questa debba essere l'occasione per realizzare un'opera enorme, il Ponte sullo Stretto di Messina: nei giorni scorsi Webuild, l'azienda che un tempo si chiamava Impregilo e che con questo nome ha vinto la gara del 2005 per realizzare il collegamento, è tornata a battere sul vecchio progetto, chiedendone lo sblocco. "Se partissimo adesso - insiste Catalfamo - si potrebbe completare entro il 2026". "Il Ponte - le fa sponda Falcone - avrebbe tempi inferiori rispetto ad altre opere. Si fa prima a completare quello che la ferrovia Catania-Palermo". "In Sicilia - rilancia il presidente della Regione Nello Musumeci - non si realizzano opere pubbliche degne di rilievo da diverse decine di anni. Le carenze infrastrutturali sono il frutto del grande partito della rassegnazione, che ha costretto la Sicilia a restare nella marginalità". Il problema, però, per Bianchi risiede nel fatto che il collegamento non è frazionabile: "Nel 2026 - spiega - bisognerà aver completato lotti in condizione di produrre impatti sui cittadini, ad esempio un pezzo di strada. Il Ponte non può restare a metà, ma la soluzione è a portata di mano: se si finanziano opere già coperte dai fondi europei, si possono utilizzare le risorse liberate per il Ponte". Gli elenchi di opere più piccole, del resto, abbondano in tutte le Regioni. "Alcune - riflette Cosenza - sono evidenti. La stazione di Afragola è un gioiellino per l'alta velocità, ma non è collegata con nulla. Poi bisogna accelerare sulla Napoli-Bari, riflettere sulla possibilità di fare un aeroporto internazionale a Caserta-Grazzanise, creare una connessione fra i porti di Napoli, Bari e Gioia Tauro e fra questi e le ferrovie". La Sicilia chiede invece il completamento della rete autostradale e ferroviaria, la Calabria investimenti sui porti e sulla viabilità minore, e così via: le liste si moltiplicano, ma l'obiettivo rimane scommettere sul Sud e far ripartire un percorso virtuoso. "Non è una battaglia persa - sorride Bianchi - Bisogna soltanto affinare le procedure". E archiviare qualche pregiudizio.

 

 

RASSEGNA SVIMEZ

 

 

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