Bianchi su autonomia a comitato Regioni

Bianchi su autonomia a comitato Regioni

Bianchi su autonomia a comitato Regioni

Il Direttore SVIMEZ Luca Bianchi è intervenuto nel seminario di approfondimento politico organizzato dalla Conferenza delle Regioni il 6 giugno sul tema della perequazione infrastrutturale, analizzando come coniugare i termini autonomia, federalismo differenziato, con le grandi opere infrastrutturali necessarie al Paese. Il che significa anche capire come le riforme istituzionali, attuate o meno, o in corso di impostazione, abbiano inciso o possano incidere nelle aree territoriali con più deficit infrastrutturale, come il Mezzogiorno. La SVIMEZ sottolinea  questi divari infrastrutturali e come la spesa per le opere pubbliche abbia avuto ricadute negative sulla mancata attuazione della perequazione infrastrutturale. Bianchi ha sottolineato come senza opere infrastrutturali, e quindi opere pubbliche fondamentali, permanga il rischio per il Sud non stare al passo con il resto del Paese e ancor meno con l’Europa. La mancata attuazione delle riforme rappresenta la carenza ormai cronica di politiche che sostengano adeguatamente il Sud e ne favoriscano lo sviluppo. Per il Direttore  della SVIMEZ, il seminario "è stata l’occasione innanzitutto per fare il punto su qual è lo stato infrastrutturale del Paese" ed "è emerso con chiarezza un arretramento complessivo dell'Italia in termini di dotazioni infrastrutturali rispetto alla media europea. All’interno di questa dinamica si registra, secondo Bianchi "un ampliamento dei divari tra Nord e Sud. "Abbiamo Regioni del Mezzogiorno in cui la dotazione infrastrutturali è insufficiente - spiega Bianchi - e questo confronto ha consentito di fare il punto sulla mancata attuazione del federalismo fiscale in Italia, in particolare della legge n 42 del 2009, la cosiddetta legge Calderoli, che prevedeva al suo interno un elemento di grande interesse, ribadendo l’esigenza della perequazione infrastrutturale a favore dei territori più deboli, il che prevedeva una sorta di censimento delle infrastrutture e quindi una programmazione che tenesse conto di questo censimento e quindi della necessità di ridurre i divari. Quel percorso non è andato avanti - aggiunge Bianchi - e adesso ci troviamo di fronte ad un nuovo percorso, una nuova ipotesi di autonomia differenziata". "Un'attuazione del federalismo in cui noi abbiamo ribadito con forza - e molte Regioni l’hanno recepito - che questo tema della riduzione del divario infrastrutturale non può essere trascurato, anche all’interno di questo nuova ipotesi di autonomia". I percorsi di autonomia non possono che essere declinati all’interno di una strategia di interesse nazionale che porti a far crescere tutti i territori senza lasciare nessuno indietro". Il Mezzogiorno ha mostrato dall’inizio della crisi un allargamento dei differenziali economici. Anche l’andamento della spesa della Pubblica Amministrazione, ben più elevato nel Centro-Nord, ha fatto registrare al Sud un calo di lungo periodo. La variabile principale negativa è la difficoltà complessiva di fare opere pubbliche. Servono risorse più certe per le infrastrutture. Nel Sud negli ultimi anni si delinea, inoltre, una dinamica sociale che, tende ad escludere una quota crescente di cittadini dal mercato del lavoro e dal sistema tradizionale di welfare. L’avvio del "regionalismo a geometria variabile" crea preoccupazione in quanto sembra andare oltre il federalismo fiscale della riforma del Titolo V della Costituzione, tradotto nel 2009 nella mai applicata “Legge Calderoli”.

Pietro Massimo Busetta, Consigliere di Amministrazione SVIMEZ e professore ordinario di Statistica economia, Università degli studi di Palermo, ha sostenuto che anche le regioni del Nord stanno perdendo terreno nei confronti dell’Europa. C’è da riflettere sul fatto come questo Paese possa essere competitivo se un terzo del suo territorio non si sviluppa adeguatamente. "Non c'è dubbio - ha sostenuto  Busetta in una dichiarazione pubblicata sul canale youtube di Regioni.it - che il tema della perequazione infrastrutturale sia importante. Ormai, le diverse parti del paese sono continuamente in collegamento e ci si rende conto perfettamente che i paesi sono due - uno di serie A e uno di serie B - che le ferrovie, per esempio, al di sotto di Salerno non funzionano più - l’alta velocità da un lato e invece la 'diligenza' dall’altro - e questa è una realtà che caratterizza le ferrovie ma anche le autostrade. Abbiamo completato la Salerno-Reggio Calabria soltanto dopo oltre vent’anni dall’inizio. Quindi - ha proseguito Busetta - il tema è che bisogna farsi carico tutti quanti, tutte le Regioni, del fatto che c’è un Paese più forte e un Paese più fragile e che non si può pensare di penalizzare quello più fragile. Deve essere il più forte ad essere bravo a far capire al Governo centrale che in realtà la perequazione è un fatto importante".

 

 

 

Relazione di Luca Bianchi

 

Slide Bianchi

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