Bianchi alla Cattolica su smart working

Bianchi alla Cattolica su smart working

Bianchi alla Cattolica su smart working

Il Direttore SVIMEZ Luca Bianchi ha partecipato a un seminario organizzato da Cecilia Manzo, sociologa economica all’Università Cattolica di Milano, la quale fa parte delle attività del  progetto Europeo COST sulle Geografie dei Nuovi Spazi di Lavoro guidato da Ilaria Mariotti del Politecnico di Milano. Il tema era la riorganizzazione del lavoro, affrontata in fase emergenziale, da tradurre in una progettualità che ripensa a modalità di lavoro anche in forma ordinaria. Lo Smart working, o lavoro agile, vuol dire poter organizzare autonomamente tempi, spazi e modalità di lavoro. Spazi che durante il lockdown si sono limitati ad essere quelli di casa e che ora possono essere vari.
Gli interrogativi di fondo posti dal seminario sono stati: Cosa accade quando il lavoro non ha più uno spazio fisico prestabilito? Dove è possibile ricreare legami sociali e professionali? Quali sfide e opportunità per i territori? Il ruolo delle politiche nell’accompagnare queste intuizioni
Durante il seminario sono state presentate alcune esperienze: Davide Agazzi (Project Manager Brindisi Smart Lab) con il progetto del Smart Working a Palazzo Guerrieri; Davide Dal Maso (Avanzi Barra) con il progetto Coworking di Quartiere; Elena Militello con il progetto South Working - Lavorare al SuD. Infine Luca Bianchi, il quale ha detto che “il tema dello smart working di lavoratori di grandi centri urbani che si spostano verso aree periferiche montane e più in generale verso il Sud è interessante. Non abbiamo una dimensione del fenomeno, però sembra rompere un processo che sembrava ineludibile, quello della tendenza all’agglomerazione dei percorsi di crescita dove c’era una forte attrazione delle grandi aree urbane del nord, del centro Europa, di tutte le maggiori competenze disponibili sul territorio. Le potenzialità del lavoro a distanza ha reso possibile il rientro di alcuni giovani o meno giovani nel loro territorio d’origine dove ovviamente si possono apprezzare alcuni vantaggi competitivi in termini di qualità della vita e costi di localizzazione". Secondo il Direttore SVIMEZ, "se veramente pensiamo, come tanti giovani e meno giovani stanno sperimentando in questo periodo, che si può lavorare in un luogo distante dalla sede di lavoro, ma vicino ad affetti personali, in maniera adeguata in termini di produttività, occorre accompagnare questo processo con politiche che garantiscano un maggiore equilibrio di servizi essenziali, diritti di cittadinanza, che dovrebbero essere distribuiti sull’intero territorio". Bianchi è convinto che "non dobbiamo aspettare l’arrivo dell’Alta Velocità a Palermo, quello è il vecchio modello di sviluppo meridionalista, dobbiamo garantire servizi di qualità nei territori (asili nido, trasporto locale, sanità)che riguardano parti essenziali della vita. Se molte persone iniziano a lavorare in smart working in alcuni territori del Mezzogiorno o in aree interne, la loro stessa presenza rappresenta un humus fondamentale per creare ulteriori occasioni di crescita  e lavoro in quel territorio, e in questi termini può essere un acceleratore di sviluppo".

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